Innanzitutto siamo fermamente convinti che anche il ragazzo più delinquente può diventare migliore. i nostri ragazzi non ci credono. Hanno paura di essere diversi. Si sentono destinati a vivere oramai un'esistenza da emarginati, immersi in un contesto sociale, familiare e scolastico, tra conflitti, miseria materiale o morale.Non ci credono i genitori e i parenti, a loro volta vittime incurabili di dolorose miserie.
Non ci credono i professori a scuola, impotenti a gestire comportamenti ostili.
Non ci credono neppure i servizi sociali territoriali davanti a storie senza sbocco.
Non ci credono talvolta neppure gli educatori!
Noi dobbiamo andare oltre, varcare la soglia delle paura e del tempo.
L'educatore è l'uomo delle grandi sfide. E' un uomo di speranza: guarda al soprannnaturale, verso il regno dei cieli, dove gli ultimi saranno i primi.
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Ma nulla resta maggiormente degno dei nostri sforzi quanto la nostra tenacia nel non mollare mai, nel continuare a sperare, ad oltranza, contro ogni speranza, a lottare contro la tentazione della resa, convinti che una possibilità di riuscita c'è sempre.
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Il nostro compito, nobile quanto quelli di trasmettere la vita ad una nuova creatura, è seminare e riseminare sempre, con la certezza che non tutti i semi cadranno in terreni aridi. A noi non tocca raccogliere. Sarà la via a stabilire chi e quando avverrà. Educare un ragazzo deviante significa partorirlo alla vita una secondo volta.
(Icaro torna a volare - pag.41-42)
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